Ricette dalla Campania

Ricette dalla Campania (29)

Lunedì, 20 Novembre 2017 18:23

I raffioli a cassata napoletani, storia e ricetta

Scritto da

Nella tradizione culinaria, specialmente quando si parla di dolci, spesso si ha a che fare con creazioni dalla storia secolare, contraddistinta da vincenti intuizioni e gustose influenze da varie tradizioni. Il raffi(u)olo a cassata è uno dei più golosi dolci del periodo natalizio in territorio partenopeo e la sua genesi è proprio un miscuglio di caratteristiche che uniscono il Nord e il Sud dell'Italia. 

Venerdì, 19 Maggio 2017 18:09

Storia e ricetta della torta caprese

Scritto da

È un dato di fatto poter affermare che alcune ricette di bontà tipiche partenopee, soprattutto dolci, sono frutto di errori, spesso di distrazioni che si sono rivelate idee vincenti. Molti prodotti che si riteneva potessero rivelarsi un totale fallimento hanno registrato un inaspettato successo, diventando col tempo un punto di riferimento nella tradizione gastronomica napoletana, e tra queste ricette c’è sicuramente quella della torta caprese. 

È sufficiente riflettere per qualche secondo sulle eccellenze di tutto il territorio campano per rendersi conto del loro grande numero. Quantità e qualità rappresentano un binomio decisamente squisito se si parla dei prodotti che la regione Campania offre da secoli e sono ancor di più le ricette che fanno parte delle tradizioni locali, provincia dopo provincia, nate per caso, per il genio e l’entusiasmo di chi era ai fornelli, per esaltare una determinata eccellenza da portare a tavola accompagnata da prodotti capaci di esaltarne il profumo e il sapore.

Tra le eccellenze della regione Campania, del territorio beneventano in particolare, c’è il fungo Virno. Conosciuto come prugnolo, è protagonista assieme agli asparagi di una sagra che si celebra a Cerreto Sannita proprio nel periodo di primavera, nelle vicinanze del 23 aprile e della ricorrenza di San Giorgio, alla quale il Virno si lega per tradizione e per l’abitudine di chiamarlo anche ‘fungo di San Giorgio’

Mercoledì, 12 Aprile 2017 17:19

Ricetta della Zuppa di cozze napoletana

Scritto da

È tradizione tipica napoletana portare a tavola nella serata del giovedì santo 'a zuppa 'e cozzeche, dove le cozze sono protagoniste indiscusse nel loro sughetto rosso e un po' piccante, oggi spesso accompagnate da pezzi di polpo.

Si narra che la zuppa di cozze nacque alla corte borbonica e la presenza dei maruzzielli nella versione che conosciamo oggi è legata alla volontà del popolo napoletano di proporre il piatto nel giovedì santo e i maruzzielli sostituivano spesso le cozze sulle tavole più povere.

Giovedì, 30 Marzo 2017 19:08

Storia e ricetta del sartù di riso

Scritto da

Pulcinella, la nota maschera napoletana, è spesso rappresentato mentre alza con la mano un goloso ciuffo di spaghetti per farli scivolare nella bocca aperta, nelle statuette dei negozi di souvenir poi si trova mentre regge un piatto con una gustosa pizza margherita ma non viene mai rappresentato intento a gustare il riso. Eppure, questo prodotto arrivò a Napoli dalle terre asiatiche, lì dove i Cinesi lo coltivavano a scopo alimentare già nel VI millennio a.C., ma col tempo non conquistò il popolo partenopeo che preferiva la pasta. Si inventarono numerose ricette legate al riso, ma a proporre la versione che davvero piacque al re durante il periodo borbonico e al popolo furono i Monzù, termine napoletano dal francese ‘Monsieur’ che indicava i cuochi professionisti, per lo più stranieri d’Oltralpe, i quali rappresentavano una cucina che era il punto di unione tra la cucina francese e quella partenopea. 

Il cioccolato ha in sé un fascino indissolubile, una grande sensualità nel sapore inconfondibile, una sorta di forza che accende l’eros e contribuisce al nostro buonumore. La scienza ci viene incontro per darci conferme tramite studi approfonditi condotti da esperti: il cioccolato è capace di toccare con grande benefici il sistema nervoso centrale e agirebbe come stimolante, aumentando la concentrazione e il desiderio sessuale.

Un piatto di gnocchi è una delle immagini gastronomiche che più racchiudono un’idea di golosa ricchezza. Gli gnocchi potremmo definirli delle “palline” di impasto da cuocere in acqua bollente e da accompagnare con vari condimenti, dal classico sugo al pomodoro alla versione con aglio e olio passando per il niveo abbraccio dei formaggi, sono molto semplici da preparare in casa e sono conosciuti e apprezzati in tutto il mondo, la loro storia inizia nel XVI secolo, in altre parole quando furono importate le patate dall’America. Per l’esattezza, esistevano già delle praline della dimensione di circa un paio di centimetri con un impasto a base di pane che hanno ispirato l’impasto con le patate che ha subito conquistate le tavole del popolo italiano. Oggi ci sono molte varianti per l’impasto degli gnocchi, tipo con la farina di mais, di frumento, di semola e spesso si uniscono anche altri ingredienti come la zucca o gli spinaci, ma i classici gnocchi di patate sono un piatto presente nelle tradizioni gastronomiche di ogni regione della Penisola Italiana. 

La Melannurca Campana, definita ‘la regina delle mele’ e riconosciuta nel 2006 quale Indicazione Geografica Protetta (IGP), è un prodotto ortofrutticolo tipico delle terre della Campania. Tale varietà ha origini antiche, come testimonia la sua presenza in un affresco di duemila anni fa rinvenuto in una domus di Ercolano, la Casa dei Cervi, e prende il nome secondo la tesi più acclamata da una tradizione puteolana: il Lago Averno, infatti, era considerato come la Porta degli Inferi e nel territorio fertile di Pozzuoli ha iniziato a crescere questa mela che cresceva per l’appunto intorno all’Orco, agli Inferi; col tempo il nome si è trasformato in Annorcola fino all’Annurca che conosciamo oggi. 

Fette di carne alla pizzaiola, magari calde, appena tolte dal ruoto che ancora borbotta sul fuoco, in un buon sfilatino: conoscete qualcosa di più buono per una merenda in un freddo inverno capace di riscaldare corpo e anima e anche, a ben guardare, qualcosa di più sensuale? Basta un morso per ritornare in pace con se stessi e per tornare a sorridere quando qualcosa nella vita non va. 

Il babà è dolce già nella parola, nel pronunciare un termine così semplice e dall’accento così piacevolmente frivolo. Le prime due lettere dell’alfabeto si cambiano di posto rispetto a come le conosciamo ed è la seconda ‘b’ nella pronuncia a fare la magia, spiccando come se ci fosse una lettera gemella un po’ timida, nascosta da qualche parte, magari in uno dei minuscoli fori dell’impasto del dolce pronti ad accogliere del succulento rhum. 

Difficile trovare nel grande mondo dei dolci qualcosa di veramente più sexy di un babà napoletano dalla forma a fungo, con la sua testa così gonfia e invitante, così come non esiste complimento più bello per un cittadino partenopeo di “tu si proprio nu’ babbà!” da tradurre in maniera semplicistica con “sei proprio un tesoro” e che, tuttavia, ha molteplici interpretazioni: l’espressione, infatti, indica una persona dal carattere dolce e disponibile e anche un individuo bravo nel fare qualcosa di difficile, ma può pure indicare un oggetto particolarmente bello. Nella sfera sessuale, poi, non è difficile fare paragoni con determinate parti del corpo maschile e scatenare desideri di momenti di dolcezza in un freddo pomeriggio invernale o in calde giornate d’estate perché si sa, ciò che si fa a letto e un buon babà vanno bene sia in inverno sia nella bella stagione. 

Pagina 1 di 3