Giovedì, 19 Gennaio 2017 14:45

Storia e ricetta del babà, l'antico e spesso sensuale dolce napoletano

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Babà  napoletani Babà napoletani Photo: Emilia Sensale

Il babà è dolce già nella parola, nel pronunciare un termine così semplice e dall’accento così piacevolmente frivolo. Le prime due lettere dell’alfabeto si cambiano di posto rispetto a come le conosciamo ed è la seconda ‘b’ nella pronuncia a fare la magia, spiccando come se ci fosse una lettera gemella un po’ timida, nascosta da qualche parte, magari in uno dei minuscoli fori dell’impasto del dolce pronti ad accogliere del succulento rhum. 

Difficile trovare nel grande mondo dei dolci qualcosa di veramente più sexy di un babà napoletano dalla forma a fungo, con la sua testa così gonfia e invitante, così come non esiste complimento più bello per un cittadino partenopeo di “tu si proprio nu’ babbà!” da tradurre in maniera semplicistica con “sei proprio un tesoro” e che, tuttavia, ha molteplici interpretazioni: l’espressione, infatti, indica una persona dal carattere dolce e disponibile e anche un individuo bravo nel fare qualcosa di difficile, ma può pure indicare un oggetto particolarmente bello. Nella sfera sessuale, poi, non è difficile fare paragoni con determinate parti del corpo maschile e scatenare desideri di momenti di dolcezza in un freddo pomeriggio invernale o in calde giornate d’estate perché si sa, ciò che si fa a letto e un buon babà vanno bene sia in inverno sia nella bella stagione. 

EROSticceria

La storia del babà

Il babà è un dolce tipico napoletano, caratterizzato da un impasto soffice che gode di ben tre lievitazioni nella ricetta originale e soprattutto dal profumo del rhum. È un prodotto figlio di un’amorevole pazienza e di una lunga tradizione ma non è nato all’ombra del Vesuvio. Il babà, secondo la storia più conosciuta, sarebbe nato in Polonia (dove ancora oggi c’è un dolce chiamato ‘baba’, senza l’accento caratteristico partenopeo) per volontà del re Stanislao Leszczinski, il quale fu detronizzato e costretto a lasciare il territorio polacco arrivando nelle isole portoghesi di Madeira. Proprio nelle acque del posto, secondo la leggenda, avrebbe bagnato una fetta di Gugelhupf, una torta austriaca a forma di ciambella ma dalla forma alta con uvetta, mandorle e brandy di ciliegie, metà panettone e metà brioche; il gesto fu l’inizio della storia del babà, dolce che in un primo momento aveva proprio l’uvetta nel composto e che nel tempo ha mostrato sempre più il suo tipico impasto leggero. Il nome verrebbe da Alì Babà, protagonista coi suoi quaranta ladroni di un racconto delle eroticissime ‘Le mille e una notte’, una scelta dettata da un piacere del suddetto re polacco poiché alla prima detronizzazione ebbe modo di avvicinarsi molto al popolo turco e alle sue tradizioni orientali. 

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L’evoluzione del babà fino ai giorni nostri lo ha visto nei secoli precedenti molto gradito a forma di ciambella, al centro della quale veniva riposta marmellata di albicocca e frutta. La bagna di rhum è un’impronta venuta da molto lontano, esattamente dall’America, dopo la sua scoperta del 1492. In merito alla forma somigliante a un fungo, non si è d’accordo sulle ipotesi ma sembra appurato che questa era la forma iniziale e che si presentava così in Francia, dove re Stanislao Leszczinski arrivò per restare vicino alla figlia Maria che aveva sposato re Luigi XV e aveva portato con sé la ricetta del dolce. Furono i Borbone a portare il babà nel Regno delle Due Sicilie nell’Ottocento e si narra che la forma a fungo fosse particolarmente apprezzata e che non sempre si usasse la forchettina per mangiarlo dal piatto ma che si afferrasse dal collo del dolce e si portassero le labbra alla gonfia testa, caratterizzata spesso da un colore più scuro, imbrunito, dovuto alla cottura in forno. Iniziare proprio dalla testa è importante non solo per questo dolce ma anche nel corteggiamento, dopotutto. 

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Oggi conosciamo il babà in varie forme, dimensioni e trasposizioni estetiche: non solo a forma di fungo o a ciambella con le caratteristiche scanalature ma anche rotondeggiante con crema pasticceria o panna al centro in un pertugio decisamente sexy e goloso, sulle quali viene disposta della frutta candita. Il babà oggi viene bagnato non solo nel rhum ma anche nel caffè e nel limoncello e ha molteplici trasposizioni per quanto riguarda le creme che lo accompagnano oltre alle versioni classiche, come al cioccolato, al pistacchio, alla ricotta. La crema può anche accostarsi al sexy babà a forma di fungo, basta creare un’apposita fessura che segue in maniera longitudinale il dolce e inserirvi delicatamente, come una carezza ma con decisione, la sac à poche da stringere con le mani per far uscire il composto desiderato. 

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La ricetta del babà napoletano

Ingredienti per 20 babà o per un babà grande

  • 1 kg di farina
  • 80g di zucchero
  • 300g di burro
  • 50g di lievito di birra
  • 20g di sale
  • 15 uova intere

Per la bagna servono 1lt di acqua, 400g di zucchero, ½lt di rhum

Mescolare farina e lievito, aggiungere poi lo zucchero e il sale. Incorporare le uova precedentemente rotte e dopo aver mescolato in un piatto con la forchetta albume e tuorlo. Aggiungere il burro ammorbidito a tocchetti, l’impasto sarà pronto quando si staccherà dai bordi della ciotola dove sono stati incorporati gli ingredienti. Imburrare i piccoli stampi del babà o lo stampo più grande che è stato scelto, ogni stampo comunque deve essere riempito a metà con l’impasto, e lasciare lievitare per una mezz’oretta. Infornare a più di duecento gradi quindici minuti, abbassare poi il forno a 180° per un altro quarto d’ora. I babà saranno pronti quando saranno di colore dorati e alti, con la testa ben gonfia. Non vanno consumati subito ma devono riposare per almeno dodici ore. Per preparare la bagna, versare in un’ampia pentola dai bordi alti l’acqua che va fatta bollire dolcemente, non deve mai bollire. Aggiungere lo zucchero e farlo sciogliere mescolando dolcemente con una cucchiarella. Aggiungere il rhum e mescolare per qualche minuto. Immergere i babà nel composto ottenuto finché non si ammorbidiscono, toglierli dalla pentola e appoggiarli su una grata da dolci e lasciarli scolare un po’, per almeno dieci minuti.

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Letto 744 volte Ultima modifica il Martedì, 24 Gennaio 2017 20:47
Emilia Sensale

Giornalista napoletana impegnata soprattutto in cronaca ed enogastronomia, studentessa di archeologia, poetessa e scrittrice vincitrice di numerosi concorsi letterari, artista impegnata coi colori della pittura e nel catturare istanti di vita e di gusto con la sua macchina fotografica, ma anche appassionata di cucina, ricampo e dei lavori all'uncinetto.

www.facebook.com/EmiliaSensale89