Mercoledì, 25 Ottobre 2017 14:48

Arriva a Napoli l'esercito di terracotta

Ognuna è di per sé un'opera d'arte e tutte insieme le centinaia e centinaia di statue dell’esercito di terracotta fanno parte di una meraviglia storica e artistica cinese dal fascino millenario. E l’esercito di terracotta che doveva servire l’imperatore della Cina Qin Shi Huangdi, vissuto più di duemila anni fa, rinasce a Napoli. 170 statue sono in mostra nella città partenopea, infatti, fino al 28 gennaio 2017 presso la Basilica dello Spirito Santo, in via Toledo.

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Il turismo è un’opportunità a trecentosessanta gradi per una città e la sua popolazione: permette di far conoscere in tutto il mondo la storia e le caratteristiche di bellezze paesaggistiche e artistiche di un determinato luogo, favorisce gli scambi culturali anche da un punto di vista enogastronomico e soprattutto fa girare l’economia.

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Eh si per chi non avesse portato ilconto sono trascorsi ben undici mesi di lavoro. Queste le statistiche pervenute dai cantieri: si contano 1000 interventi complessivi; 120 i tecnici specializzati tra ingegneri, operai e manutentori Anm e di altrettante ditte esterne tra stazioni appaltanti e subappaltanti.

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Valorizzare il patrimonio culturale della città partenopea, soprattutto di quei siti poco conosciuti e che invece meritano l’attenzione dei turisti e degli stessi cittadini napoletani: con questo obiettivo nasce ExtraMANN, progetto di collaborazione tra il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e la rete delle nuove realtà nate in questi anni proprio per promuovere le suddette ricchezze culturali presenti sul territorio urbano. Nello specifico, si tratta di un’offerta integrata ai visitatori del museo che grazie a una card potranno accedere a prezzo scontato a diversi siti aderenti all’iniziativa, molti dei quali presenti nel Centro Storico di Napoli. 

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Mercoledì, 12 Aprile 2017 17:19

Ricetta della Zuppa di cozze napoletana

È tradizione tipica napoletana portare a tavola nella serata del giovedì santo 'a zuppa 'e cozzeche, dove le cozze sono protagoniste indiscusse nel loro sughetto rosso e un po' piccante, oggi spesso accompagnate da pezzi di polpo.

Si narra che la zuppa di cozze nacque alla corte borbonica e la presenza dei maruzzielli nella versione che conosciamo oggi è legata alla volontà del popolo napoletano di proporre il piatto nel giovedì santo e i maruzzielli sostituivano spesso le cozze sulle tavole più povere.

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Secondo la religione cristiana, il giovedì che precede la domenica di Pasqua si celebra la Messa che ricorda l’Ultima Cena consumata da Gesù con i suoi apostoli prima della sua Passione, con il rito della lavanda dei piedi. A Napoli per il giovedì santo sacro e profano si intrecciano e oltre alla celebrazione religiosa c’è in serata la zuppa di cozze sulle tavole partenopee. 

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Giovedì, 30 Marzo 2017 19:08

Storia e ricetta del sartù di riso

Pulcinella, la nota maschera napoletana, è spesso rappresentato mentre alza con la mano un goloso ciuffo di spaghetti per farli scivolare nella bocca aperta, nelle statuette dei negozi di souvenir poi si trova mentre regge un piatto con una gustosa pizza margherita ma non viene mai rappresentato intento a gustare il riso. Eppure, questo prodotto arrivò a Napoli dalle terre asiatiche, lì dove i Cinesi lo coltivavano a scopo alimentare già nel VI millennio a.C., ma col tempo non conquistò il popolo partenopeo che preferiva la pasta. Si inventarono numerose ricette legate al riso, ma a proporre la versione che davvero piacque al re durante il periodo borbonico e al popolo furono i Monzù, termine napoletano dal francese ‘Monsieur’ che indicava i cuochi professionisti, per lo più stranieri d’Oltralpe, i quali rappresentavano una cucina che era il punto di unione tra la cucina francese e quella partenopea. 

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Pronunciare la parola ‘Spaccanapoli’ non trascina con sé nessun sapore aspro, anzi: quel ‘spaccare’ non dà l’idea di qualcosa che rompe o divide qualcosa in maniera prepotente, è più una sorta di carezza affettuosa che il popolo partenopeo ha voluto regalare a quella che è una delle strade più importanti della città. Spaccanapoli è la denominazione volgare del Decumano Inferiore, usata per indicare una via che vista dall’alto sembra spaccare nettamente in due (nord e sud) Napoli con la sua perfetta linearità.

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Giovedì, 16 Febbraio 2017 21:16

Una giornata a Napoli: cosa fare e cosa vedere

Quando si fa un viaggio si pensa sempre alla destinazione, di meno al modo in cui ti arricchirà durante il percorso e ancor meno al punto di partenza. Ci rifletto guardando il paesaggio che cambia attraverso il finestrino un po’ sporco mentre sono seduta su questo treno, un convoglio che non ha forma precisa né un esatto punto di partenza ma ha un suo punto di arrivo: Napoli, Stazione Piazza Garibaldi. I traguardi sono importanti, ma affinché siano nuovi punti di partenza è necessario rendersi conto del punto di inizio, lì dove è tutto è cominciato e ha spinto al bisogno del viaggio (perché spostarsi è comunemente considerata una ineluttabilità per alcuni ruoli professionali, invece è una necessità che fa bene al proprio spirito). Viaggiare è un lavoro che si fa su se stessi, è una scelta che fa scoprire posti nuovi non solo nel mondo ma anche nel proprio cuore, è un’azione ben più importante del semplice trascinare la valigia. Vi sono, tuttavia, punti di partenza che non hanno una stazione precisa e indicata con tanto di cartello, ma per scoprirli bisogna spostarsi dalle proprie abitudini e punti di vista e accade all’improvviso durante il viaggio.

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Base saporita ed essenziale di alcuni sughi, caldo compagno nelle giornate invernali nella versione napoletana: il soffritto ha una sua tradizione e una sua storia, confermandosi come presenza decisamente piacevole sulle nostre tavole.

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